Ottanta tra studenti e accademici serbi hanno intrapreso un epico viaggio in bicicletta, partito il 3 aprile da Novi Sad e diretto alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo. Il percorso – oltre 1.300 chilometri lungo la rotta dell’EuroVelo 6 – è molto più di una sfida fisica: è un gesto simbolico per scuotere le coscienze dell’Europa.

Il gruppo ha già raggiunto Budapest, dove sabato 5 aprile è stato accolto dal sindaco liberale Gergely Karácsony. Lo scopo è chiaro: raggiungere Strasburgo entro il 15 aprile per consegnare una lettera ufficiale alla Corte e denunciare la drammatica situazione politica serba, nella speranza di risvegliare l’attenzione internazionale. Ma l’obiettivo più ampio è accendere un faro sulla democrazia in tutto il continente.

«Anche l’Europa deve aprire gli occhi», afferma Vuk, 19 anni, studente di ingegneria meccanica a Belgrado. «La Serbia ha bisogno di disintossicarsi dal veleno che ci ha lasciato in eredità il regime di Vučić, ma anche l’Unione Europea deve fare i conti con la fragilità delle sue democrazie». L’impresa è partita da Novi Sad, città simbolo delle proteste: proprio lì, lo scorso novembre, il crollo della pensilina della stazione ferroviaria ha causato 16 morti.

Dietro i pedali, mesi di mobilitazione studentesca. Gli stessi giovani che ora attraversano l’Europa sono stati protagonisti delle blokade oceaniche in Serbia, dalle proteste contro la corruzione che hanno spinto il premier Miloš Vučević a dimettersi a gennaio, fino all’occupazione della TV pubblica RTS e dei centri culturali a Belgrado. L’apice si è toccato il 15 marzo, quando oltre 300.000 persone sono scese in piazza nella capitale.

La preparazione al viaggio non è stata da meno: per prendere parte all’iniziativa, ogni partecipante ha dovuto affrontare una prova fisica di resistenza su 120 chilometri. Alcuni avevano già preso parte alle marce che a marzo hanno unito simbolicamente Novi Sad, Belgrado e Niš. «Siamo la voce di chi è costretto al silenzio», dicono, mentre puntano il manubrio verso Strasburgo. E sperano che, nel cuore delle istituzioni europee, qualcuno sia pronto ad ascoltarli.

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